Evoluzione sociale nei viaggi

Quando arriva la necessità di farsi un viaggio, generalmente nasce in noi il bisogno di sentirsi ripagati, di staccare la spina dalla routine. Partendo da questa semplice verità, posso dire che – per fortuna – la maggior parte delle persone attende con ansia la partenza del viaggio desiderato.

Un tempo di attesa vissuto con emozione, con aspettativa, con enfasi. Queste persone aspettano la partenza per lasciare a casa le parti più pesanti della loro vita, le negatività, i pensieri e le problematiche che magari dovranno riaffrontare al rientro.

Ma intelligentemente scelgono di utilizzare la finestra del viaggio per rigenerare la mente, per ritrovare leggerezza, per lasciarsi trasportare dagli eventi che accadranno.

Non è una capacità scontata, anzi, è una qualità che, personalmente, reputo straordinaria.

Il viaggio come bagaglio emotivo

Mentre alcune persone riescono a liberarsi e a vivere davvero il viaggio, altre no. Il problema è che queste ultime sembrano in crescita.

Se da un lato alcune vanno comprese — perché non tutti hanno la forza o la capacità di gestirsi al meglio — dall’altro esiste una fetta di viaggiatori  (in netta minoranza al momento) che sceglie inconsapevolmente una strada contraria.

Portano e riversano nel viaggio i loro pensieri, i loro problemi, il loro astio.

Non solo caricano se stessi di pesi inutili, ma finiscono per condizionare anche il viaggio stesso, perdendo di vista il motivo per cui erano partiti.

Partire sul piede di guerra, combattere contro ogni accadimento con negatività e critica, misurare ogni passo, ricercare cose impossibili in certi luoghi, non fa altro che moltiplicare ciò che si vuole evitare.

Sono persone che vedono il lato oscuro o pessimistico di ogni situazione, a discapito del bello che li circonda.

E questo atteggiamento inevitabilmente contagia anche chi si incontra lungo il viaggio: amici, compagni di gruppo, operatori turistici che lavorano ogni giorno per rendere l’esperienza speciale.

Operando da anni in ambito turistico, sono diventato uno spettatore attento di queste differenze. Alle volte mi domando perché alcune persone vivano con così tanta rigidità e negatività un momento meraviglioso come un viaggio.

Che piova o che ci sia il sole, un viaggio è comunque sempre un’alternativa benedetta alla routine quotidiana.

Le cause di questa evoluzione

Con tutta probabilità, questa involuzione sociale nasce dalle pressioni e dalla stanchezza della vita moderna.

Ma non si può tralasciare anche l’aspetto culturale: un degrado progressivo della capacità di godere delle cose semplici.

Un altro elemento determinante? Il troppo benessere. Quando si ha già tanto, si rischia di perdere la capacità di riconoscere il valore delle esperienze. Si dà per scontato anche il viaggio, il costo e l’impegno che si investe per realizzarlo.

Un invito a ritrovare il senso del viaggio

Vorrei ricordare una cosa semplice, ma spesso dimenticata: essere in viaggio è trovarsi in una condizione di benessere e di privilegio.

Tanti non possono permetterselo, eppure sono capaci di ottenere il meglio da una vita più semplice.

Forse dovremmo imparare da loro: a viaggiare più leggeri, più presenti, più grati.

Perché ogni viaggio, piccolo o grande che sia, è — e resterà sempre — un dono.

Luca Dominici

Manager Turistico

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