Siam diventati tutti giudici
Viviamo in un mondo dove tutti parlano, pochi ascoltano e ancora meno capiscono. E’ un’epoca in cui ognuno di noi si sente autorizzato a dire la sua, sempre, su tutto, e spesso a giudicare. Siam diventati tutti giudici.
I social media hanno accelerato questo fenomeno: basta uno smartphone, una connessione e via… si spara un’opinione, si lancia un commento, si mette in piazza il proprio verdetto. Ma prima ancora dei social, i giudizi più sottili e pericolosi viaggiavano già tra tavole apparecchiate e chiacchiere da bar.
Capita spesso, infatti, di ritrovarsi a cena con amici o conoscenti e – tra un bicchiere e un piatto – il discorso finisce su qualcuno che non è presente. Il preludio è quasi sempre lo stesso: “mi hanno detto che…”.
Ecco, personalmente lì, in quei contesti accendo una spia e attivo i sensori. Perché ogni racconto è figlio della soggettività, di un punto di vista, non è un telegiornale. E più passa di bocca in bocca più rischia di diventare una caricatura del vero. Immaginiamo un telefono senza fili emotivo, dove il contenuto si gonfia, si distorce, si modifica… e può fare male.
Ho imparato a prendere per buono solo la metà di ciò che ascolto. Se sono interessato all’argomento cerco verifiche, cerco la persona, chiedo direttamente. Insomma voglio capire di più.
Altrimenti, analizzo ciò che mi è stato detto ricordando che la verità ha sempre due facce. Come una medaglia.
Giudicare è facile. Capire è un altro sport.
Sarebbe giusto imparare a raccontare (e a giudicare) con più oggettività, chiarendo che ogni opinione è soggettiva. Così chi ascolta può farsi un’idea propria, senza subire condizionamenti.
E ora portiamo tutto questo nel nostro mondo: il turismo.
Qui, la prateria è sconfinata. Ogni giorno ascolto giudizi su strutture, località, servizi, professionisti. E non nego che alcuni giudizi sono preziosi, ti aprono gli occhi, ti fanno scoprire sfumature che non avevi notato. Ma spesso e purtroppo si giudica in modo frettoloso, di pancia, senza conoscere il contesto o senza avere tutte le informazioni necessarie.
Bisognerebbe immaginare che dietro un disagio possano esserci dinamiche complesse, o semplicemente umane.
E poi c’è il mondo delle recensioni. Oggi rappresentano una benedizione… o una condanna. Una recensione può essere uno strumento potente ma, come ogni strumento, dipende da come viene utilizzato.
Recensire è diventato un potere, ma anche una responsabilità.
Ci sono recensioni ben scritte, complete, argomentate. Queste sono costruttive, utili per migliorare e crescere. Poi ci sono quelle approssimative, vuote, velenose, spesso scritte di getto, a volte per ripicca, a volte per noia, altre ancora da chi si sente esperto perché ha fatto due vacanze e visto tre ristoranti.
Alcuni lo fanno per cercare attenzione, altri per un bisogno di sfogo, altri ancora per sentirsi protagonisti in uno spazio che non gli appartiene.
Ma attenzione: oggi il lettore è più attento! Ha imparato a leggere tra le righe, va a cercare chi scrive, analizza i toni, la credibilità, e capisce molto più di quanto immaginiamo.
Esponendoci in una recensione mostriamo la nostra conoscenza, la nostra capacità di analisi e la nostra obiettività. Anche questi sono fattori che il lettore ha imparato a riconoscere.
Il mio metodo? Premiare, non punire.
Anche io scrivo recensioni, ma scrivo solo quelle positive, quelle che premiano l’impegno, la qualità, la passione. Perché penso che un operatore che lavora bene vada galvanizzato, vada sostenuto. Una recensione positiva può fare da megafono a una bella realtà, può portare energia, fiducia e motivazione.
E se invece qualcosa non va? Non mi piace? Lo dico.
Ma lo dico in privato, contatto direttamente l’interlocutore, espongo il mio punto di vista, cerco confronto. Questo mi aiuta a capire meglio e a volte, lo ammetto, mi ha fatto cambiare idea.
Alle volte non tutto è come sembra, bisogna avere il coraggio di approfondire.
Sento già qualcuno obiettare: “Ma una recensione negativa serve a far migliorare chi lavora male”. Vero. Ma ricordiamoci sempre che lo stiamo facendo in pubblico. E che anche una critica legittima può trasformarsi in una sentenza crudele se non è misurata.
Dietro ogni attività ci sono persone. Giovani agli inizi, imprenditori appassionati, famiglie che ci mettono l’anima.
Prima di scrivere, pensiamoci.
E non dimentico mai il consiglio di mia nonna, semplice e saggio come un proverbio di paese: “Fai del bene e del bene riceverai”.
E se proprio devi scrivere una recensione, chiediti prima: sto aiutando o sto punendo? La differenza non è piccola: è tutta lì, tra l’arroganza e la crescita.
Luca Dominici
Direttore tecnico turistico


